venerdì 4 novembre 2016

BUTCHER'S CROSSING

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Scheda del libro

TITOLO: Butcher’s Crossing
AUTORE: John Williams
EDITORE: Fazi Editore
ANNO: 1960
PAESE: Stati Uniti
TRAMA: 1873. Will Andrews arriva a Butcher’s Crossing da Boston, alla ricerca della sua terra promessa. Si aggrega a Miller, Charles Hoge e Schneider per quella che sembra già essere la caccia al bisonte più memorabile della storia del West.

Le mie riflessioni

Memore della meraviglia che è Stoner, non ho esitato a credere a chi, allo stand di Fazi Editore del SalTo 2015, mi ha consigliato Butcher’s Crossing. In realtà non mi sono neanche soffermata particolarmente sulla trama; l’ho comprato quasi a scatola chiusa. Ebbene, una nuova scoperta, che sto già consigliando a chiunque mi capiti!

Un tuffo nel West profondo della seconda metà dell’800. Ognuno alla ricerca della propria fortuna, del proprio pezzettino di tesoro. Ma quello che cerca Will non sembra proprio essere qualcosa di materiale: niente soldi, niente oro, niente successo. Il ragazzo desidera invece conoscere il Paese, sperimentare la natura e trovare se stesso.

Scende dalla diligenza e viene immediatamente investito dal caldo torrido di Butcher’s Crossing, dalla polvere e dal sole che lo acceca. Sembra di trovarsi dentro a un set di Sergio Leone, non manca proprio niente, anzi, se si ascolta con attenzione, si sente anche la colonna sonora di Morricone in sottofondo. Insieme a Miller, Charles Hoge e Schneider, Will si lascerà presto Butcher’s Crossing alle spalle, alla volta delle montagne del Colorado, dove anni prima era stata avvistata una mandria di bisonti di dimensioni ormai mitiche. Il viaggio si rivelerà profondamente diverso da come Will se lo immaginava e lo metterà duramente alla prova, cambiandolo per sempre.

Un viaggio iniziatico, durante il quale il protagonista perde l’innocenza con cui era sceso inizialmente dalla diligenza, sbattendo prepotentemente e ripetutamente il muso contro alla realtà. Una natura aspra, che sa come metterlo più volte con le spalle al muro e una brutalità selvaggia di cui lui stesso si rende complice, anche solo nel prendere parte alla spedizione in Colorado. Il benché minimo errore può risultare fatale in un ambiente come quello descritto da Williams, ma per fortuna, temprato dalle avversità sempre imminenti, l’uomo del West è in grado di affrontare quasi qualunque situazione, con una velocità e una destrezza senza pari. Ricavare un sacco a pelo da due pelli di bisonte in pochi minuti nel bel mezzo di una bufera di neve, costruire un rifugio con qualche tronco, abbeverare i buoi con uno straccio bagnato dopo tre giorni di siccità… tutte abilità necessarie per sopravvivere a una spedizione sulle montagne del Colorado e tutte illustrate con grande cura di dettagli. John Williams ci regala infatti una serie di descrizioni magistralmente scritte, davanti alle quali il lettore starà con il fiato sospeso, pur trattandosi di argomenti non facili da appassionare: la fabbricazione dei proiettili di piombo, l’affilatura dei coltelli, la scuoiatura dei bisonti e così via.

Will dovrà confrontarsi anche con alcuni dei lati più rudi dell’umanità. Proprio lui che, come Stoner, è gentile ed educato con chiunque, persino con Francine, cui tutti si rivolgono con la sfacciataggine riservata alle prostitute. Figlio di un ecclesiastico e uscito da Harvard, il giovane si trova ora circondato da uomini rozzi, che non si accorgono nemmeno dei mesi di sporcizia accumulata sul corpo e tra i vestiti.
Ma ancor più forte è la sete di sangue, direi quasi animale, di Miller davanti alla mandria massacrata, che gli fa perdere completamente la ragione:
«aveva gli occhi spalancati e assenti, con le pupille che galleggiavano cieche nel bianco. La pelle del viso era annerita dalla cenere della polvere da sparo che gli incrostava la barba – La mandria intera – ripetè. I suoi occhi misero a fuoco Andrews e sorrise un poco con gli angoli della bocca».
I quattro uomini, si parlano appena; non si raccontano niente, nei mesi in cui sono bloccati dalla neve e si fatica quasi a immaginarsi come passino le giornate, ognuno chiuso dentro al proprio mondo, ben attento a non condividere alcun pensiero con gli altri. Freddi e distaccati, più propensi a parlare con se stessi che con i compagni perché, come Miller stesso afferma:
« quattro uomini costretti insieme, come noi, è meglio che non si parlino troppo».
Eh già, non dobbiamo dimenticare che siamo nel 1873, in un ambiente tutto al maschile e tutto puntato all’azione. Non c’è spazio per emozioni e sentimenti, così come non ce n’è per l’amicizia. L’unica eccezione è rappresentata dalla strana relazione che unisce Miller a Charles Hoge: quest’ultimo sempre bisognoso di attenzioni, che il compagno gli dedica con grande premura e persino dolcezza. Una sfumatura più unica che rara a Butcher’s Crossing, ma che Williams non poteva lasciarsi sfuggire.

Che altro potrei aggiungere su queste pagine, se non che mi hanno avvicinata al mondo del West, più di quanto non ci siano probabilmente riusciti alcuni tra i film cult del genere. Quindi, appassionati, non lasciatevi scappare questa deliziosa lettura.

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