giovedì 28 luglio 2016

APETTANDO BOJANGLES

Aspettando_Bojangles

Scheda del libro

TITOLO: Aspettando Bojangles
AUTORE: Olivier Bourdeaut
EDITORE: Neri Pozza
ANNO: 2016
PAESE: Francia
TRAMA: Una famiglia particolare. Lei fuori da qualsiasi schema, dà del voi a tutti, compreso al figlio; lui solare e fantasioso, pronto a inventare qualunque storia per far sognare la moglie; il figlio cresce passando da un’avventura a un’altra, tra festini alcolici e partenze improvvise.


Le mie riflessioni

È da un po’ che rimando questo momento. Una volta chiuso il libro, ho pensato di lasciare sedimentare la storia prima di scriverne la scheda, nella speranza di avere una sorta di illuminazione postuma. Direi che non c’è stata!

Ultimamente sono sfortunata con i titoli scelti in base alle recensioni positive… forse dovrei cambiare tecnica. E forse dovrei passare a storie più allegre, chissà!
Scherzi a parte, ancora delusa da Nessuno scompare davvero, ho aperto Aspettando Bojangles carica di aspettative. La trama, la copertina e qualche impressione letta qua e là mi avevano incuriosita ed ero sicura di avere tra le mani un capolavoro.
Certo, non posso dire che sia scritto male. Bourdeaut danza con le parole, proprio come i suoi personaggi sulle note di Nina Simone e, grazie a ciò il libro scorre veloce e lo si termina in un batter d’occhio. La storia è onirica, mi verrebbe quasi da dire alla francese e ci porta leggeri tra mille avventure vere, inventate, immaginate. Però…

Ecco, però. In tanti sembrano aver trovato una grande storia d’amore tra queste pagine, mentre io vedo solo una grande storia di follia. Sì certo, lei (Renée, Georgette, Marylou, chiamatela come volete) è una donna problematica e circa a metà del libro è chiaro a tutti. Ma allora perché il marito dovrebbe continuare ad assecondarla? Persino e soprattutto per ciò che riguarda l’educazione del figlio. Semplice, mi sono detta, perché è folle anche lui.
Perché passi la stravaganza (e forse qualche animalista potrebbe non essere altrettanto buonista) di avere una gru damigella di Numidia in casa come fosse un gatto, passino le partenze improvvise per il “castello” in Spagna, passi pure l’ossessione per un’unica canzone ascoltata in loop da anni, ma il bambino? Lo ritirano da scuola, lo fanno assistere a feste lunghe notti intere, con alcol a tutto spiano, sesso e amici poco raccomandabili, non gli fanno frequentare neanche un coetaneo dall’inizio alla fine del libro (esclusa una piccola parentesi scolastica finita subito). In questo non sono riuscita a vedere nessuna poesia. Al contrario, mi sono chiesta più volte, durante la lettura, perché non arrivassero i servizi sociali e lo salvassero. Forse sono troppo razionale e forse ho dato troppi esami di pedagogia.

Dicevo, una storia di follia. La malattia mentale però non viene trattata come tale, bensì come qualcosa di magico, di fiabesco, qualcosa di leggiadro e al tempo stesso mozzafiato. La protagonista conquista tutti, il marito, il figlio e persino i pazienti del reparto psichiatrico in cui a un certo punto viene ricoverata. Per certi versi mi ricorda Beatrice de La pazza gioia, con questi suoi continui cambi di umore, questa sua esaltazione e stravaganza quasi forzata, ma nel film la malattia è disagio, è sofferenza, è lotta… non è mai poesia. La poesia la si trova nei rapporti umani, negli sguardi, nelle emozioni, qui invece sembra voler trapelare dalla follia stessa.
Non so, forse è giusto così, sognare e intessere storie meravigliose per dare una dimensione più umana e accettabile al dolore. Io non credo però di riuscirci molto bene.

2 commenti:

  1. Ciao, ti avevo appena scritto nel tuo post di presentazione, e poi continuando a curiosare sul tuo bellissimo blog ho trovato questa recensione di un libro che anch'io ho letto e valutato divergendo nettamente dalla opinione comune di apprezzamento (trovi qui: http://evapalumbo.blogspot.it/2016/07/recensione-aspettando-bojangles-o.html la mia recensione). Anche io sono rimasta turbata e sfavorevolmente colpita dai personaggi adulti di questo libro, e dallo sguardo ammiccante con cui l'autore sembra guardarli, mentre coinvolgono nella loro follia collettiva un bambino incolpevole. Egoisti senza scampo, soprattutto il padre. Questo, pur apprezzando lo stile dell'autore, non mi ha fatto amare per niente il libro e la storia.
    Ancora ciao da Eva

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    Risposte
    1. Ciao di nuovo! :)
      Ma pensa... anche di questo ho letto tante recensioni positive e temevo di essere più o meno l'unica ad aver trovato delle critiche a certi atteggiamenti...
      Ciao!!

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