giovedì 26 maggio 2016

PIACERE, IO SONO GAUSS

Scheda del libro

TITOLO: Piacere, io sono Gauss
AUTORE: Silvia Tesio
EDITORE: Mondadori
ANNO: 2012
PAESE: Italia
TRAMA: Gauss ha 10 anni, dice sempre la verità e vive con la mamma Genna, la nonna Olimpia e la sorella maggiore Leonora. Un papà non ce l’ha, ma vorrebbe tanto conoscerlo o almeno sapere chi è. Purtroppo nessuno sembra intenzionato a svelargli il segreto e così dovrà ingegnarsi per scoprirlo da solo, con l’aiuto di Azzurra, la sua migliore amica, segregata in casa per una malattia misteriosa, orfana di mamma, con un papà amorevole e gentile.


Gauss

Le mie riflessioni

Non ricordo neanche più in che occasioni appuntai Piacere, io sono Gauss alla mia wishlist, ad ogni modo devono essere passati almeno 3 o 4 anni. Ora che ho rispolverato la mia vecchia abitudine di andare in biblioteca, qualche giorno fa sono passata in Salaborsa (che per chi non è di Bologna, è la biblioteca principale della città... bellissima e grandissima!) e scorrendo la mia lista in cerca di ispirazione, ho scovato questa chicca.

Ammetto di avere un debole per i libri che lasciano parlare i bambini in prima persona, mostrando il mondo attraverso i loro occhi. Certamente non è un’impresa facile, in quanto chi scrive solitamente bambino non lo è più, magari anche da un po’ di tempo. Silvia Tesio ci è riuscita a meraviglia e la voce di Gauss, spontanea, fresca e genuina, è assolutamente credibile. Non si avverte praticamente mai l’adulto dietro di lui e, anzi, con la sua simpatia fa sentire un po’ bambino anche il lettore. Perché Gauss è di una schiettezza quasi disarmante; il suo amore per la verità gli fa dire sempre quello che pensa, con quel candore e quell’innocenza di cui solo i bambini sono capaci. Perché non dire a una madre che sua figlia puzza e ha pure le caccole al naso? O perché non dire all’amica della nonna che è brutta e per questo non è cambiata nel tempo? Insomma, fino a che punto è giusto dire sempre la verità e quando si rischia invece di ferire le persone? Come tutti i bambini, Gauss dovrà imparare sulla propria pelle a dosare la spontaneità, ma io faccio il tifo per lui e spero che non la perda mai del tutto.

Alla ricerca di un padre di cui non conosce l’identità, il nostro piccolo amico dimostra una grandissima curiosità verso tutto e tutti. Con il suo “quaderno delle scoperte”, in cui appunta tutto quello che impara di giorno in giorno, le domande insistenti che rivolge agli adulti e le indagini che intraprende per conto proprio, non si ferma davanti a niente. E con grande coraggio affronta anche tematiche “da adulti”, dure e a volte dolorose: dalla malattia dell’amica, alla gravidanza della sorella, che ha gettato tutti nel panico fuorché lui, pronto a diventare un perfetto zio.
Ma ciò che lo rende forte forse è proprio questo senso della famiglia che lo circonda. Una famiglia certamente molto sui generis, in cui l’affetto si dimostra in modo un po’ particolare, a suon di rimproveri e minacce, ma che allo stesso tempo risulta molto unita. Una madre che fin dalle prime righe appare sempre arrabbiata e insofferente, una sorella in piena adolescenza che vorrebbe solo vederlo sparire e una nonna che stravede per lui, ma che quando è stanca lo chiude nello sgabuzzino per poter bere un goccio in pace.
Queste tre donne un po’ strambe, non propriamente equilibrate, sono però intente a proteggere il loro piccolo Gauss dal mondo… dalla verità.
Forse la citazione di Lillo e Stitch riportata in apertura di un capitolo riassume bene il quadro:
«Questa è la mia famiglia. L’ho trovata per conto mio. È piccola, è disastrata, ma bella»
Attraverso la voce di Guass, Silvia Tesio tocca però molte altre tematiche importanti, tra cui l’aborto, a mio parere risolto in modo un po’ troppo “moralista”, la malattia, la morte e con essa il lutto, la scuola e l’amicizia. E proprio su questa mi vorrei soffermare un attimo. C’è certamente Azzurra, con cui sogna di sposarsi, non appena adulti e a cui svela tutti i suoi segreti, ma ci sono anche Giamma, Antonio e Marika. E a ognuno di essi è legato in modo diverso. Da una parte l’amica del cuore, segregata in casa per timore che sia ammalata di SLA, come la mamma che ora non c’è più; dall’altra gli amichetti di scuola con cui divertirsi a suon di marachelle. E poi c’è l’ultima arrivata, antipatica a tutti, ficca naso, puzzona e un disastro in tutte le materie. Come tutti gli altri, Gauss la evita come la peste, fino a quando non sente uno strano “click” e all’improvviso si offre di aiutarla e la porta addirittura a casa di Azzurra, che fino ad allora aveva tenuto tutta per sé, senza volerla condividere con nessuno. E così avviene l’integrazione di Marika, che non è più emarginata e, anzi, ora ha addirittura due amici.

Piacere, io sono Gauss è un romanzo intelligente e delicato… direi quasi candido; l’unica pecca forse è il finale. In cinque pagine avviene lo scioglimento di tutte le questioni aperte nelle 200 pagine precedenti, tracciando un quadro chiaro e inequivocabile per tutti i personaggi da lì all’anno successivo. Non c’è molto spazio per l’immaginazione del lettore, gli si racconta tutto, anzi, troppo, e la storia trova una chiusura un po’ semplicistica, direi quasi da favola e non da romanzo. Peccato, era quasi perfetto!

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