sabato 16 aprile 2016

BIANCA PITZORNO A BOLOGNA


CHI: Bianca Pitzorno
COSA: La vita sessuale dei nostri antenati (Mondadori)
DOVE: Biblioteca delle donne
INTRODUCE: Emi Beseghi




Ebbene sì, così come avevo sperato, sono riuscita ad andare alla presentazione che Bianca Pitzorno ha tenuto giovedì scorso de La vita sessuale dei nostri antenati e finalmente posso parlare un po’ più approfonditamente di quanto non abbia già fatto, di questo romanzo che mi ha in un qualche modo stregato.

L’autrice è presentata e intervistata da Emi Beseghi, professoressa di Letteratura per l’Infanzia dell’Università di Bologna, che innanzitutto introduce il romanzo, pensato inizialmente per raccontare la biografia della sua generazione, diventando però una biografia di donne, nell’arco di quattro secoli. La protagonista Ada percorre infatti la vita, e in particolar modo la vita sessuale, delle sue antenate nel corso del tempo. Viene così a conoscenza di storie segrete, magari attraverso diari, ritagli di giornali e carte antiche, ponendosi e ponendo al lettore diverse domande sul chi siamo e da dove veniamo.

Bianca_Pitzorno_Bologna
La saletta della Biblioteca delle Donne di Bologna stracolma per la presentazione di Bianca Pitzorno

Come dice la stessa Emi Beseghi, «si respira molta cultura nei suoi romanzi» e infatti tanti sono i collegamenti e i rimandi letterari: dalle scrittrici che Bianca Pitzorno ama (Virginia Wolf, Elsa Morante di Menzogna e sortilegio, ecc), al mito greco, particolarmente presente in questo libro. Inoltre la scrittura è complessa e intreccia più generi letterari: il feuilleton, il romanzo storico, la saga familiare, con diverse incursioni nel mito, come dicevo, ma anche nella pittura, la canzone e il cinema.

Bianca spiega invece perché ha voluto dare tanto spazio alla sessualità. Racconta che fino agli anni Cinquanta, in ambiente borghese, la vita sentimentale era particolarmente segnata da menzogna, talvolta silenzi e separazioni, tingendo quindi di rosso le “storie d’amore”. Ha incontrato numerose donne che sono state in un qualche modo ingannate, messe incinta da parenti più anziani o da sconosciuti che poi scomparivano, lasciandole quindi in balia della tradizione: in quanto non sposate, erano obbligate dalle famiglie ad abbandonare il figlio alla nascita o comunque a lasciarlo in brefotrofio. Con il ’68 si assiste invece a una specie di ubriacatura di sesso, per poi, un po’ alla volta, trovare una sorta di equilibrio. Il romanzo nasce quindi con l’intento di raccontare al lettore di oggi quanto fosse difficile avere una vita sentimentale in epoche passate. Una volta impostato il libro, Bianca si imbatte per caso nell’albero genealogico di una famiglia a lei lontanamente imparentata, con ramificazioni fino al ‘500. Studiando il grafico, si stupisce della quantità di figli che le donne in epoche lontane si trovavano a partorire: una media di 10 o 11, fino ad arrivare a 20. Bene, nonostante il profondo cambiamento avvenuto nella società, Bianca afferma che la vita sessuale delle trentenni di oggi è collegato da un filo ininterrotto a quella delle loro antenate del ‘500 e affida quindi ad Ada il compito di ripercorrere il cammino verso le origini. Per far ciò la protagonista dovrà però diventare una sorta di medium e da estremamente razionale, diventare invece emotiva e poter aprirsi quindi alle confidenze delle antenate, vive o morte che siano.

Nel romanzo compare a più riprese anche il mito e, intrecciato a questo, il rapporto tra la vita e la morte. Bianca Pitzorno ricorda infatti che il tema della morte esiste in tutti i miti antichi, da cui si coglie la circolarità del ciclo della vita umana, che si rinnova continuamente. Ma il mito torna continuamente anche con altre sfaccettature. L’autrice spiega infatti che, così come ne La vita sessuale dei nostri antenati, già nella letteratura greca antica sono tanti i bambini abbandonati, rapiti o scambiati, tanto che, afferma, tutti i grandi eroi sono stati allevati da persone diverse dai propri genitori. Si pensi ad esempio ad Achille o a Edipo.
Sempre ai Greci risale l’importanza che rivestono i sogni in questa storia. Bianca racconta infatti che, nonostante si creda comunemente che lo studio dei sogni sia nato con Freud, già in epoca classica se ne conosceva il peso, come dimostra ad esempio il Santuario di Asclepio a Epidauro, in cui i malati che vi si recavano venivano curati proprio attraverso i sogni.

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Il bellissimo chiostro della Biblioteca delle Donne di Bologna

Emi Beseghi sottolinea poi la grande passione della Pitzorno per il sogno, che infatti si ritrova anche in alcuni suoi romanzi per ragazzi, come ad esempio nella Principessa Laurentina.

Bianca conclude l’incontro con un episodio molto curioso. L’unico personaggio “reale” del libro è Clara Eugenia, antenata di Ada del ‘700, che abbandona la famiglia per amore di una banditessa. Diversi storici sardi hanno studiato la storia di Lucia Telitala Tedde, nome reale della donna, ma a quanto pare nessuno ha mai preso in considerazione che questa potesse essere lesbica. La Pitzorno si è allora divertita a chiederlo esplicitamente ad alcuni. Quali sono state le reazioni? Beh, c’è chi ha semplicemente sorvolato la domanda… e chi le ha risposto direttamente: «Ma nel ‘700 questi vizi non esistevano!». Della serie, sono passati 3 secoli, ma in quanto ad apertura mentale non ci siamo mossi di molto, o quanto meno non in determinati ambienti.

Ecco, poi io, come una stupida, avevo lasciato a casa la mia copia del libro, senza pensare che potevo approfittarne per farmela firmare e quindi sono rimasta senza autografo. Eh lo so, c’è chi si fa fare la firma dal cantante e chi dallo scrittore, io la seconda… a ognuno i suoi miti!

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