giovedì 18 febbraio 2016

GLI OCCHIALI D'ORO

Scheda del libro

TITOLO: Gli occhiali d’oro
AUTORE: Giorgio Bassani
EDITORE: Mondadori
ANNO: 1958
PAESE: Italia
TRAMA: Ferrara, 1937. Il dottor Fadigati, otorinolaringoiatra di successo, solitario e discreto, è in città dal ’19 e gode di una certa stima tra le famiglie ferraresi, nonostante un po’ alla volta si cominci a mormorare sulla sua presunta omosessualità. La voce narrante, uno studente di lettere, ebreo, si reca ogni giorno a Bologna in treno insieme ad altri studenti universitari e in breve comincia a unirsi a loro il dottor Fadigati.
Il medico conosce quindi anche lo sfacciato Delilliers, bello e ribelle, che non perde occasione per umiliarlo davanti a tutti. Fadigati ne rimane tuttavia affascinato e di lì a pochi mesi, in estate, viaggiano insieme lungo la riviera, condividendo stanza e auto e generando grande scandalo tra la Ferrara bene. Il giovane Delilliers si approfitta del medico, per poi abbandonarlo e derubarlo. Il protagonista, alle prese con le prime avvisaglie delle persecuzioni antisemite che cominciano ad avvertirsi in Italia, è l’unico che continua a mostrare interesse per Fadigati, ormai isolato da tutta la città e depresso.


Le mie riflessioni


Gli-occhiali-d-oroAlla ricerca di spunti, nella mia libreria, ecco che mi ritrovo una copia de Gli occhiali d’oro che non mi ricordavo neanche di aver acquistato. Un’edizione del 1970, senza codice ISBN, comprata a un mercatino, chissà quanto tempo fa. Apro il libro e mi ritrovo un vecchio biglietto dell’autobus da 800£! Certo, mi rendo conto che non si tratta di reperti storici di 2 secoli fa… tuttavia mi affascinano sempre molto queste piccole gioie datate, che nascondono chissà quali storie e vite.

Bene, accennavo qui quanto mi sia piaciuto questo libro. Anni fa lessi Il giardino dei Finzi-Contini, ma ammetto di non ricordarmi nulla. Erano gli anni del liceo, in cui macinavo romanzi su romanzi, di cui purtroppo mi è rimasto ben poco e che forse dovrei cominciare a rileggere, un po' alla volta.
Mi ha stupito la grandissima scorrevolezza di Bassani e la semplicità della sua scrittura, pulita e ordinata. In un viaggio in autobus di appena 20 minuti, mi ritrovavo a leggere almeno 30 pagine e non è certamente da me.
Il dottor Fadigati, con la sua discrezione e, allo stesso tempo, il suo assoggettarsi a un personaggio così nocivo come Delilliers, mi ha trasmesso una grande umanità e compassione. Già dalle prime scene del treno, con le frecciatine del ragazzo, appare la fragilità di questo uomo, che non è in grado di difendersi dall’umiliazione pubblicamente ricevuta. L’immagine di lui, da solo in spiaggia, alla mercé di sguardi maligni e pettegoli dei propri concittadini, intento a leggere il suo libro giallo, fingendo di non accorgersi della tensione che lo circonda o ancora la smania di compagnia che dimostra volendo arbitrare le partite di tennis dei giovani villeggianti, così come, infine, la speranza riposta nel cane che lo segue fino a casa… sono alcuni degli esempi della grande poesia e della delicatezza di queste pagine. Le speranze di questo uomo solo e delicato vengono però sempre deluse, se non fosse per quel po’ di considerazione e umanità che gli dedica il protagonista, consapevole dell’esclusione che lui stesso rischia, in quanto ebreo.

È curioso che, per puro caso, un paio di settimane fa abbia visto Una giornata particolare di Ettore Scola che, seppure in modo molto diverso, parla anch’esso di omosessualità in epoca fascista. Gli anni ‘50 e ‘70 (anni di uscita di libro e film) sono sì lontani dal Trentennio, ma pur sempre acerbi per certe tematiche. Se nel 2016 ci ritroviamo ancora ad assistere a Family Days con pareri apocalittici di “esperti”-pedagogisti, uomini di fede, politici e famiglie “normali”, non oso immaginare quale scalpore possa aver suscitato parlare di realtà gay in quegli anni, associandola poi a un’epoca storica che esaltava l’uomo forte e brutale, nonché padre di famiglia. Insomma, senza volerlo mi sono trovata tra le mani un’opera sublime ed estremamente attuale.

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